Come vi dicevo nel post precedente, dopo una sfiorata overdose da fantasy, ho sentito la necessità di staccare la spina e concentrarmi su altri generi.
Ho letto il primo volume della saga dei Cazalet, che mi ha portato nell'Inghilterra del secondo anteguerra, e, successivamente, mi si è aperto un mondo.
Avete presente quando Lucy si avventura nel guardaroba e scopre Narnia?
A grandi linee la sensazione è stata la stessa.
Questo libro, che mi è stato regalato per il compleanno, mi ha sempre incuriosito, fin dalla sua pubblicazione. Quando (finalmente!) sono riuscita ad averlo fra le mani mi sono detta "devo leggerlo il prima possibile" e dunque, eccomi qui!
Oggi parliamo di un volume che mi ha fatto morir dal ridere, riflettere e staccare la testa in momenti complicati, tutto contemporaneamente.
"Non è successo niente" di Nicolò Targhetta, edito Beccogiallo, è stato per me una scoperta piacevolissima: come quando provi un nuovo gusto di gelato e capisci che la tua vita è stata vuota fino a quel momento lì, quando le tue papille gustative incontrano quel magico sapore.
Ecco con questo libro è successa pressoché la stessa cosa: un fulmine a ciel sereno e mi sono innamorata.
L'autore del blog omonimo ha messo su carta dalle gag comiche ma riflessive, alle parodie dei film cult più conosciuti di sempre, andando a creare un universo di una potenza ironica disarmante.
Una volta finito non puoi che dire "ne voglio ancora!"
Nicolò osserva, rielabora e scrive con la sua penna diretta, eppure a volte profondissima, raccontando dell'uomo, del trentenne, della vita di tutti i giorni, con paure e difetti annessi e connessi.
Non sfocia mai nel "troppo", come può succedere che accada con la comicità, ma tutto è stato perfettamente bilanciato: questa è il tipo di comicità perfetta per me, ma credo anche per tutti!
L'ho letto in meno di 24 ore, divorato letteralmente: non potevo staccare gli occhi e la mente da quelle pagine, che hanno avuto su di me un'attrazione magnetica totale.
Ho letto ovunque: per strada, in macchina, sul letto, in qualsiasi momento avessi la possibilità o volessi avere un momento di stacco da tutto ciò che stava accadendo intorno a me.
Leggero, esilarante e mai banale, non avrei mai voluto altro da questo libro: per me è stato la perfezione e non posso fare altro che dare 5 stelline tonde tonde.
Per capire ciò che si prova bisogna leggerlo, non ci sono altre soluzioni, ma credetemi: ne vale assolutamente la pena.
sabato 1 agosto 2020
venerdì 31 luglio 2020
#ParolaDiCurly: "Fantàzia's Carnival: lucciola" 4/5
Bentrovati dal un nuovo appuntamento con #ParolaDiCurly!
Durante il periodo post-maturità mi sono immersa fino al collo nel fantasy e in storie che avevano una vena pulsante di magia. Tant'è che poi, dopo "Echi in tempesta", mi sono stati necessari un paio di libri "detox" per uscire dal loop della letteratura fantasy prima di rischiare di avere un overdose.
Ma oggi non sono qui per parlarvi di come si cura l'overdose da fantasy (magari su quello ci farò un post a parte), ma per raccontarvi di una scoperta fatta proprio nel periodo post-maturità, che mi ha colpito con la forza di mille soli e sto parlando di Samila Yumi Marchetti.
Lei scrive e pubblica le sue storie (con una gentilezza e una professionalità invidiabili anche dalle più grandi case editrici a mio avviso) e l'ho conosciuta per caso su i social.
La sua (a quei tempi) futura uscita mi aveva incuriosito tantissimo e, appena mi sono liberata dall' "impiccio" maturità, mi sono fiondata a capofitto nella lettura di "Fantàzia's Carnival: lucciola", il primo volume di questa duologia.
Non avevo mai letto nulla di suo, né mi ero mai approcciata con scrittori "emergenti" prima d'ora e la lettura di questa storia è stata, per me, come scoprire un tesoro nascosto o un messaggio nella bottiglia: sconvolgente ed appassionante.
La prosa di Yumi è scorrevole, semplice ma, al contempo, ti trascina come un vortice all'interno degli avvenimenti. Staccarsi dalle pagine è stato più complicato del solito: sentivo dentro di me crescere la voglia di scoprire cosa sarebbe successo, di svelare il mistero che avvolge questo magico circo sulla scogliera.
(Che poi datemi un paesino sperduto su un'altura, stile Kilmore Cove, un circo misterioso e magia e avrete conquistato ogni centimetro del mio cuore)
Yumi ha creato per il lettore meraviglie inaudite, ammantate di mistero, scritte in maniera divina, che non possono far altro che far scoppiare il colpo di fulmine con chiunque si appropinqui a leggere questa storia. Io mi sono sentita come se vivessi tutto sulla mia pelle ed è stato a dir poco fantastico!
Calipso, Cali per gli amici, con la quale ho scoperto di avere molte cose in comune (tra cui la data di nascita, il disegno e il dolce preferito), è una ragazza "normale", con problemi, diciamo, normali e due amici fantastici. Anche a livello caratteriale, per certi aspetti, mi sento molto vicina a lei, il che è sempre difficile con i personaggi.
Ogni tanto vorresti dirle di darsi una svegliata, sopratutto con Dennis, che tra l'altro è uno di quei personaggi che ti fanno salire il nervoso dall'inizio (ma si dice che quando un personaggio viene odiato allora è ben scritto, so), ma alla fine la adori comunque perché, pensandoci, è molto più simile a te di quanto tu non pensi.
E poi c'è Orpheus, l'affascinante, galante e misterioso Orpheus, per il quale il cuore inizia a palpitare ogni volta che si affaccia tra le pagine.
Certamente Orpheus è una delle mie crush letterarie più forti, dopo Rhys ovviamente (Rhysand è pressoché imbattibile).
Non sappiamo molto di lui, ma la sua cortesia e i suoi modi di fare vi ammalieranno di sicuro.
Non vedo l'ora di conoscerlo meglio e scoprire come si evolverà l'intera situazione.
P.S.: Anche se non ve ne ho parlato, Araceli Best Personaggio Ever! E non dico altro!
Il mistero e la magia che si intrecciano all'interno di questo primo volume mi portano a dire "ne voglio ancora" e, in tutta sincerità, spero che il secondo esca presto e che porti con sé le stesse atmosfere del primo.
Direi che il mio battesimo del fuoco nei riguardi degli scrittori emergenti non sarebbe potuto cominciare meglio di così!
Durante il periodo post-maturità mi sono immersa fino al collo nel fantasy e in storie che avevano una vena pulsante di magia. Tant'è che poi, dopo "Echi in tempesta", mi sono stati necessari un paio di libri "detox" per uscire dal loop della letteratura fantasy prima di rischiare di avere un overdose.
Ma oggi non sono qui per parlarvi di come si cura l'overdose da fantasy (magari su quello ci farò un post a parte), ma per raccontarvi di una scoperta fatta proprio nel periodo post-maturità, che mi ha colpito con la forza di mille soli e sto parlando di Samila Yumi Marchetti.
Lei scrive e pubblica le sue storie (con una gentilezza e una professionalità invidiabili anche dalle più grandi case editrici a mio avviso) e l'ho conosciuta per caso su i social.
La sua (a quei tempi) futura uscita mi aveva incuriosito tantissimo e, appena mi sono liberata dall' "impiccio" maturità, mi sono fiondata a capofitto nella lettura di "Fantàzia's Carnival: lucciola", il primo volume di questa duologia.
Non avevo mai letto nulla di suo, né mi ero mai approcciata con scrittori "emergenti" prima d'ora e la lettura di questa storia è stata, per me, come scoprire un tesoro nascosto o un messaggio nella bottiglia: sconvolgente ed appassionante.
La prosa di Yumi è scorrevole, semplice ma, al contempo, ti trascina come un vortice all'interno degli avvenimenti. Staccarsi dalle pagine è stato più complicato del solito: sentivo dentro di me crescere la voglia di scoprire cosa sarebbe successo, di svelare il mistero che avvolge questo magico circo sulla scogliera.
(Che poi datemi un paesino sperduto su un'altura, stile Kilmore Cove, un circo misterioso e magia e avrete conquistato ogni centimetro del mio cuore)
Yumi ha creato per il lettore meraviglie inaudite, ammantate di mistero, scritte in maniera divina, che non possono far altro che far scoppiare il colpo di fulmine con chiunque si appropinqui a leggere questa storia. Io mi sono sentita come se vivessi tutto sulla mia pelle ed è stato a dir poco fantastico!
Calipso, Cali per gli amici, con la quale ho scoperto di avere molte cose in comune (tra cui la data di nascita, il disegno e il dolce preferito), è una ragazza "normale", con problemi, diciamo, normali e due amici fantastici. Anche a livello caratteriale, per certi aspetti, mi sento molto vicina a lei, il che è sempre difficile con i personaggi.
Ogni tanto vorresti dirle di darsi una svegliata, sopratutto con Dennis, che tra l'altro è uno di quei personaggi che ti fanno salire il nervoso dall'inizio (ma si dice che quando un personaggio viene odiato allora è ben scritto, so), ma alla fine la adori comunque perché, pensandoci, è molto più simile a te di quanto tu non pensi.
E poi c'è Orpheus, l'affascinante, galante e misterioso Orpheus, per il quale il cuore inizia a palpitare ogni volta che si affaccia tra le pagine.
Certamente Orpheus è una delle mie crush letterarie più forti, dopo Rhys ovviamente (Rhysand è pressoché imbattibile).
Non sappiamo molto di lui, ma la sua cortesia e i suoi modi di fare vi ammalieranno di sicuro.
Non vedo l'ora di conoscerlo meglio e scoprire come si evolverà l'intera situazione.
P.S.: Anche se non ve ne ho parlato, Araceli Best Personaggio Ever! E non dico altro!
Il mistero e la magia che si intrecciano all'interno di questo primo volume mi portano a dire "ne voglio ancora" e, in tutta sincerità, spero che il secondo esca presto e che porti con sé le stesse atmosfere del primo.
Direi che il mio battesimo del fuoco nei riguardi degli scrittori emergenti non sarebbe potuto cominciare meglio di così!
giovedì 30 luglio 2020
#ParolaDiCurly: "Il Mare Senza Stelle" 5/5
"Tanto, tanto tempo fa, Tempo si innamorò di Fato. Appassionatamente, profondamente."
Vi è mai capitato di sentirvi ancora immersi in una storia, anche dopo aver concluso la lettura dell'ultimo capitolo?
A me si, esattamente con l'ultimo libro di Erin Morgestern "Il Mare Senza Stelle", edito Fazi.
Approdato in libreria il 16 Luglio, era il libro più attesto dal popolo di Bookstagram...e a buon titolo.
Dopo l'enorme successo del suo precedente romanzo "Il Circo della Notte" (letto e adorato, per giunta), intorno a questa nuova storia si era creato un hype pazzesco: su Instagram l'emozione era palpabile, grazie anche al sapiente lavoro della Fazi e delle sue meravigliose box. Insomma, non si parlava d'altro e mi sono letteralmente fiondata in libreria per poterne avere una copia.L'ho letto d'un fiato, immergendomi pienamente nella trama e negli intrecci, fremendo e viaggiando insieme a Zachary.
Non vorrei dirvi molto sulla trama, perché secondo me questo è un libro che deve essere vissuto senza anticipazioni, nel modo più naturale possibile, in modo tale da sentire le emozioni sotto pelle ed emozionarsi come se lo si vivesse in prima persona.
Ecco cos'è "Il Mare Senza Stelle": un libro che va vissuto appieno, senza remore, immergendosi completamente e lasciandosi trascinare dalla corrente.
Parlare di un libro come questo non è per nulla facile, credetemi, e chi lo ha letto capisce la difficoltà di dover esprimere un parere articolato.
"Il Mare Senza Stelle" è una novità assoluta, non ho mai letto nulla di simile o che possa anche reggere un confronto: è suggestione pura.
Prendete un pizzico di polvere di stelle, odore di inchiostro e cera d'api, pagine di storie, miti e leggende, mischiate tutto insieme con un'energica shakerata, guarnite, infine, con una buona dose di magia, et voilà: questo è "Il Mare Senza Stelle".
Per me è stato un viaggio sensoriale unico ed irripetibile, che mi ha portato in luoghi in cui non avrei mai pensato di recarmi.
Erin Morgestern si riconferma una splendida e magica cantastorie, in grado di avvolgere il lettore nella storia e portarlo per mano attraverso di essa, cullandolo e creandogli intorno mondi suggestivi ed eventi sensazionali.
L'uso che riesce a fare delle parole è sorprendente, le plasma e le colora di infinite sfumature: io mi sono sentita completamente incantata e trascinata dalla potenza della scrittura della Morgestern, come già mi era successo per "Il Circo della Notte".
Il lavoro da miniaturista dell'autrice è sorprendente: una foresta di simbologia e storie, dai fili intrecciati e interconnessi, curata fin nei più minimi dettagli.
La costruzione sia per quanto riguarda i luoghi, ma, ancor di più, dei personaggi è minuziosa: mentre leggevo pensavo che tutto ciò che stava accadendo potesse benissimo capitare anche a me, un giorno.I personaggi della Morgestern sono sempre "reali", non importa quanto possano sembrare assurdi: l'autrice infonde in loro un'anima pura e unica, che li rende perfettamente umani.
Ho amato questo libro e non penso di sbilanciarmi col dire che questo sia uno dei migliori letti almeno negli ultimi 5 anni.
Se volete sognare ad occhi aperti (e non è assolutamente un luogo comune), amate le storie suggestive e trascinanti e volete immergervi nella leggenda questo è esattamente il libro che state cercando.
Fidatevi, non ve ne pentirete!
#ParolaDiCurly : "Echi in tempesta" 4.5/5
Eccoci tornati!
Nuovo feed su instagram, nuovi pensieri sul blog.
Ogni tanto sento il bisogno di cambiare qualcosa, ma aspetto sempre il momento giusto per farlo.
Credo che ci sia sempre un attimo, un momento giusto per qualsiasi cosa. E i cambiamenti meritano un loro attimo speciale.
Quindi direi di inaugurare questa nuova "rubrica" con l'hashtag #paroladicurly, sotto il quale potrete trovare tutti i pensieri su libri, serie, film e chi più ne ha più ne metta.
Il primo libro che fa da spartiacque è stata una recentissima uscita Edizioni e/o: è sbarcato nelle librerie il 1 Luglio e l'hype intorno a quest'uscita si poteva tagliare col coltello.
Sto parlando del capitolo finale della saga dell'Attraversaspecchi "Echi in tempesta" di
Christelle Dabos.
Io personalmente ero in super hype per l'uscita di questo libro, avendolo preordinato a Maggio aspettavo il corriere come si aspetta la pioggia nel deserto, per farvi capire.
Inutile dire che questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine per tutto il tempo, con l'ansia (che mi accompagna dal terzo volume) di sapere cosa sarebbe successo e la sensazione di non arrivare a capire fino in fondo cosa stesse accadendo.
E' una scelta imprescindibile: questo libro o lo si ama (nonostante buchi di trama e difetti) o lo si odia dal più profondo del cuore. Non ci sono posizioni intermedie.
Dal mio punto di vista, questo volume e, per estensione, l'intera saga, occuperanno sempre un posticino speciale nel mio cuore. Anche un po' di più.
Dopo aver finito il libro mi ci è voluto un po' per razionalizzare e scrivere qualcosa di sensato, più che altro per spiegarvi le mie sensazioni (cosa assolutamente non facile) e invitarvi a leggere questa saga meravigliosa.
In questo ultimo volume l'universo creato dalla Dabos si espande, seppur leggermente, matura e cambia.
Vediamo nuovi luoghi, delineati fin nei minimi particolari, da una fantasia senza precedenti, una vena creativa che ho avuto la fortuna di riscontrar, purtroppo, in pochi altri autori.
Viene fatta chiarezza su alcuni tratti caratteristici di Babel e vengono regalate al lettore nuove informazioni e minuzie su quest'Arca multietnica (a volte forse troppe, trattandosi di un volume conclusivo).
I personaggi crescono e maturano.
La nostra piccola Ofelia, che non è più tanto "piccola", si trova a fronteggiare nuove insidie e scoperchiare un vaso di Pandora che potrebbe essere il più pericoloso mai affrontato fino ad ora. Diventa una scopritrice di misteri e, finalmente, darà un senso a tutto ciò che succede nel proprio mondo.
All'inizio della saga forse vi avrei detto che Ofelia era uno di quei personaggi che odiavo di più: maldestra, incapace di prendere una decisione, trasportata dal flusso degli eventi e piegata alla volontà di chiunque altro.
Credo che il personaggio di Ofelia, insieme a Thorn, sia uno di quelli che è maturato maggiormente nell'arco dei quattro libri della saga e questo va a riconfermare la bravura dell'autrice nel delineare personaggi realistici, con una crescita organica.
Soprattutto negli ultimi due, l'Ofelia che conoscevo ha lasciato il posto ad una ragazza intrepida ed intraprendente, impavida e tenace (anche se quest'ultimo aggettivo non è con la i ).
Anche Thorn è cambiato e maturato nel corso della saga: l'arcigno orso del Polo si riscopre negli ultimi due capitoli della saga: uno dei punti che mi è piaciuto maggiormente all'interno dell'ultimo libro, ho letto questa parte con le lacrime agli occhi e i brividi.
Ofelia e Thor rientrano sicuramente nelle mie coppie letterarie preferite. Anche un po' di più.
Quest'ultimo volume credo sia stata una degna conclusione per una delle mie saghe del cuore: nonostante i buchi di trama e gli spiegoni alla SuperQuark, che devo dire non mi sono pesati più di tanto, "Echi in tempesta" non avrebbe potuto avere un altro finale che questo.
Sul web spesso sento venir fuori la domanda "dici che la Dabos scriverà altri libri della saga?"
Risposta: secondo me no e, per di più, a mio parere non dovrebbe farlo.
Dopo aver finito il libro non senti la necessità di averne ancora, non avverti dentro di te quella fame che di solito si sente quando non si è pienamente soddisfatti: sei sazio, consapevole che questo finale, nonostante tutto, è perfetto così com'è.
L'Attraversaspecchi merita la possibilità di essere letto e amato, esattamente come l'ho amato io.
Se non vi sentite pronti aspettate il momento giusto: dopotutto ogni cosa deve avere il suo attimo perfetto.
Se vi sentite pronti e curiosi non aspettate un momento di più: Ofelia e Thorn vi aspettano dietro uno specchio.
Nuovo feed su instagram, nuovi pensieri sul blog.
Ogni tanto sento il bisogno di cambiare qualcosa, ma aspetto sempre il momento giusto per farlo.
Credo che ci sia sempre un attimo, un momento giusto per qualsiasi cosa. E i cambiamenti meritano un loro attimo speciale.
Quindi direi di inaugurare questa nuova "rubrica" con l'hashtag #paroladicurly, sotto il quale potrete trovare tutti i pensieri su libri, serie, film e chi più ne ha più ne metta.
Il primo libro che fa da spartiacque è stata una recentissima uscita Edizioni e/o: è sbarcato nelle librerie il 1 Luglio e l'hype intorno a quest'uscita si poteva tagliare col coltello.
Sto parlando del capitolo finale della saga dell'Attraversaspecchi "Echi in tempesta" di
Christelle Dabos.
Io personalmente ero in super hype per l'uscita di questo libro, avendolo preordinato a Maggio aspettavo il corriere come si aspetta la pioggia nel deserto, per farvi capire.
Inutile dire che questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine per tutto il tempo, con l'ansia (che mi accompagna dal terzo volume) di sapere cosa sarebbe successo e la sensazione di non arrivare a capire fino in fondo cosa stesse accadendo.
E' una scelta imprescindibile: questo libro o lo si ama (nonostante buchi di trama e difetti) o lo si odia dal più profondo del cuore. Non ci sono posizioni intermedie.
Dal mio punto di vista, questo volume e, per estensione, l'intera saga, occuperanno sempre un posticino speciale nel mio cuore. Anche un po' di più.
Dopo aver finito il libro mi ci è voluto un po' per razionalizzare e scrivere qualcosa di sensato, più che altro per spiegarvi le mie sensazioni (cosa assolutamente non facile) e invitarvi a leggere questa saga meravigliosa.
In questo ultimo volume l'universo creato dalla Dabos si espande, seppur leggermente, matura e cambia.
Vediamo nuovi luoghi, delineati fin nei minimi particolari, da una fantasia senza precedenti, una vena creativa che ho avuto la fortuna di riscontrar, purtroppo, in pochi altri autori.
Viene fatta chiarezza su alcuni tratti caratteristici di Babel e vengono regalate al lettore nuove informazioni e minuzie su quest'Arca multietnica (a volte forse troppe, trattandosi di un volume conclusivo).
I personaggi crescono e maturano.
La nostra piccola Ofelia, che non è più tanto "piccola", si trova a fronteggiare nuove insidie e scoperchiare un vaso di Pandora che potrebbe essere il più pericoloso mai affrontato fino ad ora. Diventa una scopritrice di misteri e, finalmente, darà un senso a tutto ciò che succede nel proprio mondo.
All'inizio della saga forse vi avrei detto che Ofelia era uno di quei personaggi che odiavo di più: maldestra, incapace di prendere una decisione, trasportata dal flusso degli eventi e piegata alla volontà di chiunque altro.
Credo che il personaggio di Ofelia, insieme a Thorn, sia uno di quelli che è maturato maggiormente nell'arco dei quattro libri della saga e questo va a riconfermare la bravura dell'autrice nel delineare personaggi realistici, con una crescita organica.
Soprattutto negli ultimi due, l'Ofelia che conoscevo ha lasciato il posto ad una ragazza intrepida ed intraprendente, impavida e tenace (anche se quest'ultimo aggettivo non è con la i ).
Anche Thorn è cambiato e maturato nel corso della saga: l'arcigno orso del Polo si riscopre negli ultimi due capitoli della saga: uno dei punti che mi è piaciuto maggiormente all'interno dell'ultimo libro, ho letto questa parte con le lacrime agli occhi e i brividi.
Ofelia e Thor rientrano sicuramente nelle mie coppie letterarie preferite. Anche un po' di più.
Quest'ultimo volume credo sia stata una degna conclusione per una delle mie saghe del cuore: nonostante i buchi di trama e gli spiegoni alla SuperQuark, che devo dire non mi sono pesati più di tanto, "Echi in tempesta" non avrebbe potuto avere un altro finale che questo.
Sul web spesso sento venir fuori la domanda "dici che la Dabos scriverà altri libri della saga?"
Risposta: secondo me no e, per di più, a mio parere non dovrebbe farlo.
Dopo aver finito il libro non senti la necessità di averne ancora, non avverti dentro di te quella fame che di solito si sente quando non si è pienamente soddisfatti: sei sazio, consapevole che questo finale, nonostante tutto, è perfetto così com'è.
L'Attraversaspecchi merita la possibilità di essere letto e amato, esattamente come l'ho amato io.
Se non vi sentite pronti aspettate il momento giusto: dopotutto ogni cosa deve avere il suo attimo perfetto.
Se vi sentite pronti e curiosi non aspettate un momento di più: Ofelia e Thorn vi aspettano dietro uno specchio.
giovedì 2 luglio 2020
Recensione: "La ballata dell'usignolo e del serpente" di Suzanne Collins
Eccoci finalmente tornati!
Dopo un "lungo" periodo di stop (causa maturità) si ritorna a scrivere con una nuova consapevolezza: ho rimescolato le idee e spero di riuscire a portare un po' di novità, sia per quanto riguarda il feed su Instagram che le recensioni.
Ma andiamo con ordine!
Oggi parliamo del chiacchierassimo ultimo libro di Suzanne Collins, nonché prequel della saga di Hunger Games.
SCHEDA TECNICA
Titolo: La Ballata dell'Usignolo e del Serpente
Autrice: Suzanne Collins
Casa Editrice: Mondadori
Numero di pagine: 480
Voto: 2,25/5
Lo scorso 19 maggio è approdato in tutte le libreria, in contemporanea mondiale, l'ultimo libro di Suzanne Collins "La Ballata dell'Usignolo e del Serpente", attesissimo prequel della saga di Hunger Games.
Come potevo farmelo scappare?
Nonostante gli esami l'ho letto immediatamente e devo dire che le mie opinioni a riguardo sono abbastanza controverse.
La storia è incentrata sull'adolescente Coriolanus Snow, unico rampollo della prestigiosa famiglia Snow, una della più influenti di tutta Panem, caduta nella povertà a seguito della guerra e a causa di importanti lutti familiari. Il giovane Coriolanus frequenta l'Accademia, scuola superiore per i più promettenti figli di Capitol City: è proprio qui che Snow si trova per la prima volta coinvolto nei giochi più sanguinosi di sempre, gli Hunger Games, arrivati alla loro decima edizione.
Tanto importante quanto particolare, la decima edizione vede notevoli cambiamenti rispetto alle precedenti: per la prima volta vengono assegnati dei mentori, uno per ciascuno dei 24 tributi in gara, con il compito di farli giungere alla vittoria.
Il nostro Coriolanus si vede posto in prima linea e da qui prende piede tutta la narrazione.
C'è molto da dire su questo libro, ma, per darvi un'idea generale, direi che per me è un grande NO, con qualche puntina di mhe.
Ma andiamo con ordine.
Per le prime due sezioni la storia mi stava prendendo molto: i processi psicologici dietro i personaggi erano ben scritti e la Collins ci stava presentando un Coriolanus con diverse sfaccettature, in completa evoluzione, mostrandoci come, effettivamente, tanto è dato dall'ambiente in cui si vive.
Mi è piaciuto molto leggere di Hunger Games agli albori, in cui ancora non sono presenti l'opulenza e tutte le nuove tecnologie a cui eravamo abituati, ma sono alimentati dal dolore, dalla sofferenza e dalle ferite ancora aperte inferte dalla guerra.
Anche il personaggio di Lucy Gray è stato molto interessante, misterioso, un aspetto della popolazione di Panem che ancora non avevamo conosciuto.
Nel complesso su i due terzi del libro non ho nulla da dire, anzi, conosciamo nuovi aspetti di Capitol e dello stesso mondo creato dalla Collins che non avevamo mai visto: è stato molto intrigante scoprire qualcosina in più, conoscere tutto un po' più a fondo.
Stava procedendo davvero bene, ero molto presa dagli avvenimenti e dalle dinamiche...poi è arrivata la terza sezione e tutto è crollato.
Suzanne...ma che hai combinato?!
Mi ha dato quasi l'impressione di essere stato scritto in modo frettoloso, cercando in tutti i modi di voler chiudere il libro con una caratterizzazione di Snow molto più vicina a quella che conosciamo ma da cui, secondo me, il personaggio era lontano anni luce.
Certo, l'autrice cerca di spiegare alcuni tratti caratteristici del futuro Presidente Snow, provando a dargli un senso, ma in modo precipitoso e, a volte, anche grossolano.
Il personaggio stava maturando tutti questi aspetti, a cui l'autrice ha cercato di dare un senso, ma non era ancora pronto, tutto il contrario!
Tutto questo sarebbe potuto essere evitato, magari, scrivendo una duologia e dando il tempo al povero Coriolanus di metabolizzare e al lettore di avere delle motivazioni costruite in modo organico e reale.
Ed è proprio questo finale, a mio dire, estremamente forzato che non mi permette di dare un voto più alto di così.
Purtroppo non mi sento di dire che la lettura di questo libro sia indispensabile alla futura saga: certo, alcune cose vengono spiegate e hanno un senso, ma non risultano poi così fondamentali.
Ci tenevo che questo libro mi piacesse almeno quanto la saga originale, ma per me è un velatissimo flop.
Voi l'avete letto? Che ne pensate? Lo leggerete?
Dopo un "lungo" periodo di stop (causa maturità) si ritorna a scrivere con una nuova consapevolezza: ho rimescolato le idee e spero di riuscire a portare un po' di novità, sia per quanto riguarda il feed su Instagram che le recensioni.
Ma andiamo con ordine!
Oggi parliamo del chiacchierassimo ultimo libro di Suzanne Collins, nonché prequel della saga di Hunger Games.
SCHEDA TECNICA
Titolo: La Ballata dell'Usignolo e del Serpente
Autrice: Suzanne Collins
Casa Editrice: Mondadori
Numero di pagine: 480
Voto: 2,25/5
Lo scorso 19 maggio è approdato in tutte le libreria, in contemporanea mondiale, l'ultimo libro di Suzanne Collins "La Ballata dell'Usignolo e del Serpente", attesissimo prequel della saga di Hunger Games.
Come potevo farmelo scappare?
Nonostante gli esami l'ho letto immediatamente e devo dire che le mie opinioni a riguardo sono abbastanza controverse.
La storia è incentrata sull'adolescente Coriolanus Snow, unico rampollo della prestigiosa famiglia Snow, una della più influenti di tutta Panem, caduta nella povertà a seguito della guerra e a causa di importanti lutti familiari. Il giovane Coriolanus frequenta l'Accademia, scuola superiore per i più promettenti figli di Capitol City: è proprio qui che Snow si trova per la prima volta coinvolto nei giochi più sanguinosi di sempre, gli Hunger Games, arrivati alla loro decima edizione.
Tanto importante quanto particolare, la decima edizione vede notevoli cambiamenti rispetto alle precedenti: per la prima volta vengono assegnati dei mentori, uno per ciascuno dei 24 tributi in gara, con il compito di farli giungere alla vittoria.
Il nostro Coriolanus si vede posto in prima linea e da qui prende piede tutta la narrazione.
C'è molto da dire su questo libro, ma, per darvi un'idea generale, direi che per me è un grande NO, con qualche puntina di mhe.
Ma andiamo con ordine.
Per le prime due sezioni la storia mi stava prendendo molto: i processi psicologici dietro i personaggi erano ben scritti e la Collins ci stava presentando un Coriolanus con diverse sfaccettature, in completa evoluzione, mostrandoci come, effettivamente, tanto è dato dall'ambiente in cui si vive.
Mi è piaciuto molto leggere di Hunger Games agli albori, in cui ancora non sono presenti l'opulenza e tutte le nuove tecnologie a cui eravamo abituati, ma sono alimentati dal dolore, dalla sofferenza e dalle ferite ancora aperte inferte dalla guerra.
Anche il personaggio di Lucy Gray è stato molto interessante, misterioso, un aspetto della popolazione di Panem che ancora non avevamo conosciuto.
Nel complesso su i due terzi del libro non ho nulla da dire, anzi, conosciamo nuovi aspetti di Capitol e dello stesso mondo creato dalla Collins che non avevamo mai visto: è stato molto intrigante scoprire qualcosina in più, conoscere tutto un po' più a fondo.
Stava procedendo davvero bene, ero molto presa dagli avvenimenti e dalle dinamiche...poi è arrivata la terza sezione e tutto è crollato.
Suzanne...ma che hai combinato?!
Mi ha dato quasi l'impressione di essere stato scritto in modo frettoloso, cercando in tutti i modi di voler chiudere il libro con una caratterizzazione di Snow molto più vicina a quella che conosciamo ma da cui, secondo me, il personaggio era lontano anni luce.
Certo, l'autrice cerca di spiegare alcuni tratti caratteristici del futuro Presidente Snow, provando a dargli un senso, ma in modo precipitoso e, a volte, anche grossolano.
Il personaggio stava maturando tutti questi aspetti, a cui l'autrice ha cercato di dare un senso, ma non era ancora pronto, tutto il contrario!
Tutto questo sarebbe potuto essere evitato, magari, scrivendo una duologia e dando il tempo al povero Coriolanus di metabolizzare e al lettore di avere delle motivazioni costruite in modo organico e reale.
Ed è proprio questo finale, a mio dire, estremamente forzato che non mi permette di dare un voto più alto di così.
Purtroppo non mi sento di dire che la lettura di questo libro sia indispensabile alla futura saga: certo, alcune cose vengono spiegate e hanno un senso, ma non risultano poi così fondamentali.
Ci tenevo che questo libro mi piacesse almeno quanto la saga originale, ma per me è un velatissimo flop.
Voi l'avete letto? Che ne pensate? Lo leggerete?
giovedì 28 maggio 2020
Recensione: "La Sapienza Segreta delle Api" di Pamela L. Travers
Bentornati lettori!
Ultimamente sono stata un po' assente dal blog, ma causa maturità non mi è stato possibile fare altrimenti.
Sembra sempre che il tempo non basti mai, più andiamo avanti più sembra che le cose da studiare aumentino, ed è veramente difficile organizzarsi.
Ma lasciando da parte le chiacchiere, oggi è giovedì e questo significa: nuova recensione in arrivo!
Parliamo di una raccolta di saggi, una lettura "piccolina", sono solo 226 pagine, ma dal significato così profondo che sarà difficile anche per me potevano parlare in modo approfondito.
SCHEDA TECNICA
Titolo: La Sapienza Segreta delle Api
Autrice: Pamela L. Travers
Casa editrice: Liberilibri Editrice
Numero di pagine: 226
Voto: 4.5/5
"L'ape è stata infatti, in ogni latitudine e in ogni era, il simbolo della vita - la vita intesa come immortalità
Quando mi sono approcciata alla lettura di questo volume, non pensavo di trovarmi catapultata in un pensiero così profondo come quello che la Travers propone in queste pagine.
La sua analisi del mito trascende ogni limite umano; lo guarda con l'occhio critico di chi conosce i misteri del mondo.
In queste pagine si avverte l'urgenza che ha di voler comunicare all'umanità i più reconditi segreti della vita, che le sono stati affidati da api operose e custodi degli invisibili fili che compongono la trama dell'universo.
La Travers prende per mano il lettore e lo trascina in un viaggio ai limiti della conoscenza umana.
Mi sono sentita come se, davanti a me, venisse aperto un portale verso quei luoghi magici a cui si pensa quando vengono in mente le terre fiabesche dell'Irlanda.
C'è tutta l'anima irlandese dell'autrice in questa raccolta: il suo pensiero e il suo vissuto sono lì, messi nero su bianco, pronti ad essere condivisi con chiunque abbia il desiderio di conoscenza radicato in sé.
L'autrice della magica Mary Poppins ci svela i dietro le quinte, i retroscena, i pensieri che l'hanno animata e le hanno donato, come un soffio di vento, l'idea della tata più magica che il mondo abbia mai conosciuto.
Ma questo libro non è solo questo: è una guida per comprendere i segreti più reconditi che si annidano nel mito, i perché delle favole e delle storie che hanno animato la sua, come la nostra, infanzia.
Penso che sia uno di quei libri da gustare, da leggere con calma e con l'animo pronto ad accogliere tutta questa conoscenza, che, a volte, non è sempre così tangibile.
Bisogna scavare in profondità, collegare le cose, per poter cominciare a vedere il disegno delle api.
Pamela Travers è sempre stata, per me, un personaggio enigmatico ed affascinante: da amante di Mary Poppins e del film Saving Mr. Banks, non ho potuto lasciarmi sfuggire l'occasione di poter capire meglio questa donna forte e decisa, salda nelle proprie convinzioni, che potrebbe, e dovrebbe, fare da modello per tutte le nuove generazioni.
Non solo per la fermezza dell'animo, quanto più per la capacità di continuare a sognare ed a cogliere la magia anche nel più piccolo granello di polline.
Consiglio assolutamente questo libro per tutti coloro che amano i miti e che desiderano scoprire le trame del mondo nascosto delle api.
Voi? Lo leggerete? Siete tipi da mito o no?
Ultimamente sono stata un po' assente dal blog, ma causa maturità non mi è stato possibile fare altrimenti.
Sembra sempre che il tempo non basti mai, più andiamo avanti più sembra che le cose da studiare aumentino, ed è veramente difficile organizzarsi.
Ma lasciando da parte le chiacchiere, oggi è giovedì e questo significa: nuova recensione in arrivo!
Parliamo di una raccolta di saggi, una lettura "piccolina", sono solo 226 pagine, ma dal significato così profondo che sarà difficile anche per me potevano parlare in modo approfondito.
SCHEDA TECNICA
Titolo: La Sapienza Segreta delle Api
Autrice: Pamela L. Travers
Casa editrice: Liberilibri Editrice
Numero di pagine: 226
Voto: 4.5/5
"L'ape è stata infatti, in ogni latitudine e in ogni era, il simbolo della vita - la vita intesa come immortalità
Quando mi sono approcciata alla lettura di questo volume, non pensavo di trovarmi catapultata in un pensiero così profondo come quello che la Travers propone in queste pagine.
La sua analisi del mito trascende ogni limite umano; lo guarda con l'occhio critico di chi conosce i misteri del mondo.
In queste pagine si avverte l'urgenza che ha di voler comunicare all'umanità i più reconditi segreti della vita, che le sono stati affidati da api operose e custodi degli invisibili fili che compongono la trama dell'universo.
La Travers prende per mano il lettore e lo trascina in un viaggio ai limiti della conoscenza umana.
Mi sono sentita come se, davanti a me, venisse aperto un portale verso quei luoghi magici a cui si pensa quando vengono in mente le terre fiabesche dell'Irlanda.
C'è tutta l'anima irlandese dell'autrice in questa raccolta: il suo pensiero e il suo vissuto sono lì, messi nero su bianco, pronti ad essere condivisi con chiunque abbia il desiderio di conoscenza radicato in sé.
L'autrice della magica Mary Poppins ci svela i dietro le quinte, i retroscena, i pensieri che l'hanno animata e le hanno donato, come un soffio di vento, l'idea della tata più magica che il mondo abbia mai conosciuto.
Ma questo libro non è solo questo: è una guida per comprendere i segreti più reconditi che si annidano nel mito, i perché delle favole e delle storie che hanno animato la sua, come la nostra, infanzia.
Penso che sia uno di quei libri da gustare, da leggere con calma e con l'animo pronto ad accogliere tutta questa conoscenza, che, a volte, non è sempre così tangibile.
Bisogna scavare in profondità, collegare le cose, per poter cominciare a vedere il disegno delle api.
Pamela Travers è sempre stata, per me, un personaggio enigmatico ed affascinante: da amante di Mary Poppins e del film Saving Mr. Banks, non ho potuto lasciarmi sfuggire l'occasione di poter capire meglio questa donna forte e decisa, salda nelle proprie convinzioni, che potrebbe, e dovrebbe, fare da modello per tutte le nuove generazioni.
Non solo per la fermezza dell'animo, quanto più per la capacità di continuare a sognare ed a cogliere la magia anche nel più piccolo granello di polline.
Consiglio assolutamente questo libro per tutti coloro che amano i miti e che desiderano scoprire le trame del mondo nascosto delle api.
Voi? Lo leggerete? Siete tipi da mito o no?
martedì 19 maggio 2020
Recensione: "La Grazia dei Re" di Ken Liu
Bentornati lettori!
Come state?
Qui tutto bene, anche se ultimamente, come vi avevo raccontato anche nell'ultimo post, la situazione è stata un po' pesante. Però, devo dire, che sta migliorando.
Oggi parliamo dell'ultimo libro che ho letto: "La Grazia dei Re" di Ken Liu, edito dalla Mondadori, che esce oggi in tutte le librerie!
Ringrazio infinitamente la casa editrice per avermi inviato la copia ARC da leggere in anteprima.
Grazie, grazie, grazie!
Ma non perdiamoci in convenevoli e parliamo di questo mattoncino!
SCHEDA TECNICA
Titolo:La Grazia dei Re
Autore: Ken Liu
Editore: Oscar Mondadori
Numero di pagine: 612
Voto: 3,5/5🌟
"La forza proviene da dentro il cuore, Lord Garu. Se il vostro non ha un suo centro, allora andrete alla deriva senza una meta"
Questo primo volume della "dinastia del dente di leone" mi ha immerso completamente in intrighi, battaglie sanguinarie in nome di grandi ideali e voglia di riscatto e libertà dalla tirannia.
L'autore ha creato un mondo un po' orientale, intrecciato da un passato di lotte intestine tra stati, e finalmente unificato sotto l'egida dell'Impero, in cui i simboli, le tradizioni e gli ideali sono alla base della vita di coloro che lo popolano.
Alla morte del sovrano, il tirannico Imperatore Mapidéré, scoppia l'insurrezione e si estende in tutto il territorio: dopo anni di soprusi la popolazione è provata e ridotta allo stremo, ha bisogno di liberarsi dal giogo soffocante della tirannide imperiale.
Su questo fondo si stagliano due figure, gli eroi attorno ai quali ruotano tutti i personaggi e l'intera narrazione: Mata Zyndu e Kuni Garu.
Il primo l'erede di una dinastia di eroi dai nobili ideali, che avevano strenuamente combattuto per salvaguardare la libertà del popolo durante le conquiste imperiali, il secondo un uomo di una piccola cittadina, più votato ai piaceri della vita che al lavoro.
Questo volume svela la grandezza di quella che sarà una vera e propria opera epica.
Da amante dei miti e da studentessa del liceo classico, non ho potuto fare a meno di notare quanto della cultura classica ci sia in questo libro: ci sono divinità capricciose ed eroi favoriti, grandi sapienti e creature misteriose e sacre, veri e propri easter eggs che si trovano disseminati durante tutto il libro. Anche i personaggi sono costruiti sulla base di Achille e Ulisse, ma con caratteri strutturati e con un'evoluzione da paura: in 600 pagine circa il loro arco narrativo è cambiato radicalmente, siamo andati in profondità nella loro psiche e abbiamo scoperto che gli uomini non sono mai quello che sembrano.
Ho letteralmente adorato il personaggio di Kuni: ti dimostra che ognuno di noi può costruire da se il proprio destino, con impegno e volontà, che non possiamo essere categorizzati da ciò che gli altri pensano di noi, c'è sempre una possibilità per tutti.
Nonostante questo ho scoperto che i libri di guerra e strategia non fanno per me e non sono sicura che leggerò il seguito.
Un aspetto che non ho molto apprezzato è il rapporto che c'è tra gli uomini (protagonisti e non) e le donne con cui si trovano ad interagire: in alcuni punti, diciamo per la prima metà circa, le donne sono completamente inesistenti, tutta la narrazione viene affidata all'uomo, all'eroe. Dalla seconda metà le cose cambiano, vediamo figure femminili forti, astute, che assumono ruoli in primo piano, prendendo attivamente parte alla storia.
Secondo me l'autore avrebbe dovuto mescolare un po' le carte, piuttosto che creare una rottura così netta.
Ho fatto un po' fatica ad arrivare alla fine del libro, non solo per il tema, che non è proprio nelle mie corde, ma anche per la narrazione un po' lenta.
Ci sono tante battaglie, tanti territori che è difficile tenere a mente senza l'aiuto di una mappa, cosa di cui ho sentito un sacco la mancanza e che mi avrebbe aiutato tantissimo in una narrazione così intricata e complessa.
Voi l'avete letto? Che ne pensate?
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