domenica 6 settembre 2020

#ParolaDiCurly: Piccoli Limoni Gialli 4/5


 Come ho già "annunciato" su instagram, voglio aggiungere  un po' più di me nei miei spazi social: ho bisogno di sentire tutto questo più mio.
Per questo, anche qui sul blog, porterò contenuti "nuovi": scrivere è sempre stata una mia grande passione e sento il bisogno di condividerla con voi!
Troverete appunti, annotazioni, pensieri e riflessioni...oltre alle solite recensioni ovviamente!

Direi che per oggi le comunicazioni di servizio finiscono qui, quindi direi di passare all'evento clue: dopo eoni torno finalmente a scrivere una recensione sul blog!
Bene, cominciamo!



Immaginate il freddo pungente che vi morde le guance mentre voi siete tutti infagottati in sciarpe e cappotti e intanto lo stomaco brontola: non sapete bene se è colpa del freddo, ma avete una fame da lupi.
Ad un tratto, varcata una porta in una delle vie più alla moda della fredda città, sentite un calore che scongela il vostro viso dolorante: un ristorante dalle pareti gialle e le ceramiche azzurro mare si apre davanti ai vostri occhi e nell'aria sentite un ottimo profumo di cucina mediterranea.
Questo è il Piccoli Limoni Gialli e la fredda città è Stoccolma, dove si ambienta la nostra storia.

Se avete l'appetito facile, questo è il libro che fa per voi.
Quando me l'hanno regalato (e per questo devo dire grazie a Cuore, che lo ha scelto per me) non avevo assolutamente nessun'aspettativa. Di solito se compro un libro mi soffermo tremila ore a leggere la trama, aprendolo su pagine a caso per capire se lo stile possa fare al caso mio e altre mille stranezze.
Questa volta non è successo, ma è stato lo stesso un amore a prima vista.
Non mi sarei mai aspettata un incontro così sorprendente come questo!

Agnes è una ragazza che vive a Stoccolma in un piccolo appartamento con il suo ragazzo Tobias, chitarrista squattrinato, e lavora come maitre in un prestigioso ristorante.
La sua vita scorre tranquilla, divisa fra un lavoro che ama, il fidanzato e la sua famiglia, che vive ancora nel piccolo paesino in cui lei è cresciuta.
Sembra andare tutto per il meglio ma si sa, la vita non avverte mai.
Da un momento all'altro tutto ciò che conosce viene distrutto, spazzato via, e lei si torva a dover ricominciare in qualche modo. Ma niente è mai facile come sembra.

Kajsa Ingemarsson è l'autrice (ovviamente svedese) di questo piccolo gioiellino.
Piccoli Limoni Gialli è stata una lettura "poco impegnativa" in senso molto più che buono: lo stile dell'autrice è leggero, frizzante, si legge come se niente fosse. 
Nonostante la sua leggerezza è anche riuscito ad affrontare temi importanti e passaggi della vita in modo esemplare, con delicatezza ma senza andare a reprimere o scolorire i sentimenti reali.
Il suo modo di scrivere è semplice eppure estremamente coinvolgente. Un grandissimo punto a favore.

Altro importantissimo pregio è l'ambientazione: la Svezia, ed in particolare Stoccolma, mi è rimasta nel cuore quando l'ho visitata, due anni fa. I paesi nordici sono affascinanti, non solo per le loro leggende, ma soprattutto per la loro cultura: Piccoli Limoni Gialli urla ad ogni pagina "SVEZIA!" e non ne sarei potuta essere più felice.

E' sempre bello leggere storie di vita vera, reale, che ti portino dentro a ciò che succede, senza essere semplici spettatori.
I suoi personaggi, caratterizzati con pochi tratti ma che si delineano in mente in modo meraviglioso, interagiscono, provano emozioni, cambiano idea, sbagliano, vivono sulla pagina così come nella vita vera.
( Anche se ogni tanto avrei voluto uccidere Agnes e i suoi pensieri da principessa delle favole, ma esistono anche persone così, sono dei tipi).

Questa storia mi ha regalato un viaggio a Stoccolma, una finestra sui giochi e le stranezze della vita e tanta, ma tantissima fame!

venerdì 4 settembre 2020

Settembre


Oggi è il 4 Settembre e, finalmente, si sente un po' di vero freddo (oserei dire).

Certo, non è sicuramente tempo per giacche e maglioni, non ancora almeno, però il vento fuori e la cioccolata qui sul tavolo trasmettono delle belle vibes.

Ho sempre avuto l'abitudine di scrivere qualcosa per l'inizio del nuovo anno, che, per me, è sempre stato Settembre, ancor di più di Gennaio.


Settembre è il mese degli inizi, delle novità e della routine. E' il momento in cui tutto ricomincia a scorrere, verso qualcosa di inaspettato (o aspettato, a seconda dei punti di vista). Mi piace pensare che ciascuno di noi, a Settembre, abbia la possibilità di migliorarsi, rifiorire, cambiare. E' lo stesso mese che ti spinge al cambiamento, con quel senso di rinnovamento, quell'aria buona che senti cambiare attorno a te.

"Ehi sto arrivando, lo senti. Puoi essere tutto ciò che vuoi, l'importante è iniziare da qualche parte”

Se tutto ricomincia, non vedo perché non possiamo farlo anche noi.

Settembre è il mese dei colori: rosso, giallo, arancione, ocra, marrone. E' come se tutto il caldo dell'estate, ad un certo punto, esplodesse nei colori. 
Le foglie che turbinano, si imbarazzano e cadono, con la promessa di tornare presto. Mi è sempre piaciuto colorare l'autunno, nelle schede che ci davano all'asilo.
Tutto quel calore negli occhi e il freddo frizzante sulla pelle. 
E' magia, una meravigliosa contraddizione.


Settembre è il mese degli abbracci nei maglioni freschi di bucato, del profumo di una tisana ai mirtilli durante un pomeriggio di studio, del fantasma del fuoco nel camino che promette di tornare presto (non appena farà un po' più freddo), del sole che ti saluta alle sei, con quei tramonti ad acquerello da collezione.
E' il mese delle luci gialle dei lampioni che si accendono prima di quanto ti aspettassi, calde, avvolgenti.
Settembre è il mese  che risveglia gli animi, con l'aria frizzante carica di promesse.

Settembre è la routine che ritorna, il sapore dell'abitudine, dolce e familiare.
La mia abitudine per Settembre è sempre stata tornare a danza, in quell'aula che mi ha vista crescere, in mezzo a tutti gli alti e bassi della vita. 
Entrare con l'ultimo chiarore nel cielo e uscire con un vento freddo e le stelle. 
Oggi è stato il primo giorno di "routine" e sento dentro di me quel dolce tepore che nasce ogni volta che torno a casa dopo la lezione. Mi era mancato e mi mancherà.

Come vi dicevo, Settembre è il mese dei nuovi inizi e lo sarà anche per me, più del solito almeno.
Questo Settembre per me è completamente nuovo, abbatterà tutto ciò che conoscevo, per ricreare da zero.
Città nuova, amici nuovi, nuova vita e nuove strade.
Non sono spaventata, le novità non fanno paura fin quando sai come affrontarle: mi piace l'idea che tutto cambi. 
Colorerò questo Settembre nuovo di zecca come le schede all'asilo: divertendomi un mondo e usando tutti i colori che riesco a trovare.

Settembre: inizio, vita, colori.
Non potrei chiedere di meglio.




#ParolaDiCurly: "Lei" 4/5

 "Tutta la differenza tra le prime e le ultime parole dette alla persona che ami, sta nel fatto che le ultime non le scegli quasi mai"




Questo, per me, è stato un libro difficile.

 Complicato a livello emotivo. 

Mi ha scosso, scaraventata negli abissi e lentamente, con fatica, mi ha fatto riaffiorare a respirare.

Mi ha tenuta incollata alla pagine per 24 ore, incapace di staccarmi nonostante ciò che stavo leggendo, a volte sentendo quel sordo e malinconico dolore interiore che si avverte quando veniamo feriti nel profondo.

"Lei" è il racconto di un frammento di vita, di un crollo, di uno di quei momenti in cui vedi tutto ciò che conosci scorrerti fra le mani, impossibile da afferrare mentre si sgretola sotto i tuoi occhi. E' quel momento in cui  tu sei li, bloccata e spaesata, incapace di fermare la valanga che ti sta precipitando addosso, nonostante tutti i tuoi sforzi per cercare di reagire.

La nostra protagonista  non ha un nome, non viene mai descritta, eppure nella mente durante la lettura di forma chiara e indistinta un'immagine precisa.

"Lei" è molto diverso da "Non è successo niente": non è il Nicolò del blog; si allontana per trovare in sé una prospettiva nuova, senza la marcata ironia che è il suo marchio di fabbrica. C'è, ma è più amara e controversa, nonostante questo funziona, ti strappa un sorriso anche noi momenti più difficili.

Personalmente questa "riscoperta", questo suo lato più malinconico e amaro, mi è piaciuto molto. Non edulcora la vita di "Lei", ci mostra esattamente quello che succede senza mezzi termini, non importa quanto possa far male. Questa "sincerità" è stata un aspetto che ho apprezzato molto: rende tutto molto più vero, nonostante l'impostazione particolare del libro. 


Questo nuovo libro esplora il tema della felicità, di come sia quasi impossibile trovarla e ancora di più tenerla a sé; di speranze che si infrangono come onde sugli scogli, man mano che vedi tutto ciò che conosci scorre via, lasciando solo spazio a nuovi fallimenti da collezione, uno dietro l'altro. 

Ma anche di rinascita, con una nuova consapevolezza di sé.

La depressione che scaturisce da una vita che si sgretola è uno dei fili rossi che compongono questo romanzo, intrecciandosi con la voglia, nascosta ma tenace, di volersi rialzare, di voler andare avanti e avere nuovamente una direzione da seguire e la ricerca costante della felicità.

Si incappa in qualche passo falso, si cade. Si pensa che "peggio di così non può andare", si inizia vedere nero e sentirsi persi e abbandonati da tutti.

Ma la soluzione è una sola: andare avanti a passi piccoli, accettare qualche compromesso e non demordere mai. E questo è esattamente quello che "Lei" fa.

Questa lettura si è presa tanto da me, ma mi ha lasciato la consapevolezza che nessun crollo è così rovinoso, nessun salto troppo grande da non poter essere superato.

 Mi ha insegnato che, nonostante tutto, si può sempre ricominciare.

sabato 1 agosto 2020

#ParolaDiCurly: "Non è successo niente" 5/5

Come vi dicevo nel post precedente, dopo una sfiorata overdose da fantasy, ho sentito la necessità di staccare la spina e concentrarmi su altri generi.
Ho letto il primo volume della saga dei Cazalet, che mi ha portato nell'Inghilterra del secondo anteguerra, e, successivamente, mi si è aperto un mondo.
Avete presente quando Lucy si avventura nel guardaroba e scopre Narnia?
A grandi linee la sensazione è stata la stessa.

Questo libro, che mi è stato regalato per il compleanno, mi ha sempre incuriosito, fin dalla sua pubblicazione. Quando (finalmente!) sono riuscita ad averlo fra le mani mi sono detta "devo leggerlo il prima possibile" e dunque, eccomi qui!

Oggi parliamo di un volume che mi ha fatto morir dal ridere, riflettere e staccare la testa in momenti complicati, tutto contemporaneamente.
"Non è successo niente" di Nicolò Targhetta, edito Beccogiallo, è stato per me una scoperta piacevolissima: come quando provi un nuovo gusto di gelato e capisci che la tua vita è stata vuota fino a quel momento lì, quando le tue papille gustative incontrano quel magico sapore.

Ecco con questo libro è successa pressoché la stessa cosa: un fulmine a ciel sereno e mi sono innamorata.

L'autore del blog omonimo ha messo su carta dalle gag comiche ma riflessive, alle parodie dei film cult più conosciuti di sempre, andando a creare un universo di una potenza ironica disarmante.
Una volta finito non puoi che dire "ne voglio ancora!"
Nicolò osserva, rielabora e scrive con la sua penna diretta, eppure a volte profondissima, raccontando dell'uomo, del trentenne, della vita di tutti i giorni, con paure e difetti annessi e connessi.
Non sfocia mai nel "troppo", come può succedere che accada con la comicità, ma tutto è stato perfettamente bilanciato: questa è il tipo di comicità perfetta per me, ma credo anche per tutti!

L'ho letto in meno di 24 ore, divorato letteralmente: non potevo staccare gli occhi e la mente da quelle pagine, che hanno avuto su di me un'attrazione magnetica totale.
Ho letto ovunque: per strada, in macchina, sul letto, in qualsiasi momento avessi la possibilità o volessi avere un momento di stacco da tutto ciò che stava accadendo intorno a me.

Leggero, esilarante e mai banale, non avrei mai voluto altro da questo libro: per me è stato la perfezione e non posso fare altro che dare 5 stelline tonde tonde.

Per capire ciò che si prova bisogna leggerlo, non ci sono altre soluzioni, ma credetemi: ne vale assolutamente la pena.


venerdì 31 luglio 2020

#ParolaDiCurly: "Fantàzia's Carnival: lucciola" 4/5

Bentrovati dal un nuovo appuntamento con #ParolaDiCurly!
Durante il periodo post-maturità mi sono immersa fino al collo nel fantasy e in storie che avevano una vena pulsante di magia. Tant'è che poi, dopo "Echi in tempesta", mi sono stati necessari un paio di libri "detox" per uscire dal loop della letteratura fantasy prima di rischiare di avere un overdose.

Ma oggi non sono qui per parlarvi di come si cura l'overdose da fantasy (magari su quello ci farò un post a parte), ma per raccontarvi di una scoperta fatta proprio nel periodo post-maturità, che mi ha colpito con la forza di mille soli e sto parlando di Samila Yumi Marchetti.
Lei scrive e pubblica le sue storie (con una gentilezza e una professionalità invidiabili anche dalle più grandi case editrici a mio avviso) e l'ho conosciuta per caso su i social.
La sua (a quei tempi) futura uscita mi aveva incuriosito tantissimo e, appena mi sono liberata dall' "impiccio" maturità, mi sono fiondata a capofitto nella lettura di "Fantàzia's Carnival: lucciola", il primo volume di questa duologia.

Non avevo mai letto nulla di suo, né mi ero mai approcciata con scrittori "emergenti" prima d'ora e la lettura di questa storia è stata, per me, come scoprire un tesoro nascosto o un messaggio nella bottiglia: sconvolgente ed appassionante.

La prosa di Yumi è scorrevole, semplice ma, al contempo, ti trascina come un vortice all'interno degli avvenimenti. Staccarsi dalle pagine è stato più complicato del solito: sentivo dentro di me crescere la voglia di scoprire cosa sarebbe successo, di svelare il mistero che avvolge questo magico circo sulla scogliera.
(Che poi datemi un paesino sperduto su un'altura, stile Kilmore Cove, un circo misterioso e magia e avrete conquistato ogni centimetro del mio cuore)

Yumi ha creato per il lettore meraviglie inaudite, ammantate di mistero, scritte in maniera divina, che non possono far altro che far scoppiare il colpo di fulmine con chiunque si appropinqui a leggere questa storia. Io mi sono sentita come se vivessi tutto sulla mia pelle ed è stato a dir poco fantastico!

Calipso, Cali per gli amici, con la quale ho scoperto di avere molte cose in comune (tra cui la data di nascita, il disegno e il dolce preferito), è una ragazza "normale", con problemi, diciamo, normali e due amici fantastici. Anche a livello caratteriale, per certi aspetti, mi sento molto vicina a lei, il che è sempre difficile con i personaggi.
Ogni tanto vorresti dirle di darsi una svegliata, sopratutto con Dennis, che tra l'altro è uno di quei personaggi che ti fanno salire il nervoso dall'inizio (ma si dice che quando un personaggio viene odiato allora è ben scritto, so), ma alla fine la adori comunque perché, pensandoci, è molto più simile a te di quanto tu non pensi.

E poi c'è Orpheus, l'affascinante, galante e misterioso Orpheus, per il quale il cuore inizia a palpitare ogni volta che si affaccia tra le pagine.
Certamente Orpheus è una delle mie crush letterarie più forti, dopo Rhys ovviamente (Rhysand è pressoché imbattibile).
Non sappiamo molto di lui, ma la sua cortesia e i suoi modi di fare vi ammalieranno di sicuro.
Non vedo l'ora di conoscerlo meglio e scoprire come si evolverà l'intera situazione.

P.S.: Anche se non ve ne ho parlato, Araceli Best Personaggio Ever! E non dico altro!

Il mistero e la magia che si intrecciano all'interno di questo primo volume mi portano a dire "ne voglio ancora" e, in tutta sincerità, spero che il secondo esca presto e che porti con sé le stesse atmosfere del primo.
Direi che il mio battesimo del fuoco nei riguardi degli scrittori emergenti non sarebbe potuto cominciare meglio di così!

giovedì 30 luglio 2020

#ParolaDiCurly: "Il Mare Senza Stelle" 5/5



"Tanto, tanto tempo fa, Tempo si innamorò di Fato. Appassionatamente, profondamente." 

Vi è mai capitato di sentirvi ancora immersi in una storia, anche dopo aver concluso la lettura dell'ultimo capitolo?
A me si, esattamente con l'ultimo libro di Erin Morgestern "Il Mare Senza Stelle", edito Fazi.
Approdato in libreria il 16 Luglio, era il libro più attesto dal popolo di Bookstagram...e a buon titolo.

Dopo l'enorme successo del suo precedente romanzo "Il Circo della Notte" (letto e adorato, per giunta), intorno a questa nuova storia si era creato un hype pazzesco: su Instagram l'emozione era palpabile, grazie anche al sapiente lavoro della Fazi e delle sue meravigliose box. Insomma, non si parlava d'altro e mi sono letteralmente fiondata in libreria per poterne avere una copia.


L'ho letto d'un fiato, immergendomi pienamente nella trama e negli intrecci, fremendo e viaggiando insieme a Zachary.
Non vorrei dirvi molto sulla trama, perché secondo me questo è un libro che deve essere vissuto senza anticipazioni, nel modo più naturale possibile, in modo tale da sentire le emozioni sotto pelle ed emozionarsi come se lo si vivesse in prima persona.
Ecco cos'è "Il Mare Senza Stelle": un libro che va vissuto appieno, senza remore, immergendosi completamente e lasciandosi trascinare dalla corrente.

Parlare di un libro come questo non è per nulla facile, credetemi, e chi lo ha letto capisce la difficoltà di dover esprimere un parere articolato.
"Il Mare Senza Stelle" è una novità assoluta, non ho mai letto nulla di simile o che possa anche reggere un confronto: è suggestione pura.
Prendete un pizzico di polvere di stelle, odore di inchiostro e cera d'api, pagine di storie, miti e leggende, mischiate tutto insieme con un'energica shakerata, guarnite, infine, con una buona dose di magia, et voilà: questo è "Il Mare Senza Stelle".

Per me è stato un viaggio sensoriale unico ed irripetibile, che mi ha portato in luoghi in cui non avrei mai pensato di recarmi.

Erin Morgestern si riconferma una splendida e magica cantastorie, in grado di avvolgere il lettore nella storia e portarlo per mano attraverso di essa, cullandolo e creandogli intorno mondi suggestivi ed eventi sensazionali.
L'uso che riesce a fare delle parole è sorprendente, le plasma e le colora di infinite sfumature: io mi sono sentita completamente incantata e trascinata dalla potenza della scrittura della Morgestern, come già mi era successo per "Il Circo della Notte".
Il lavoro da miniaturista dell'autrice è sorprendente: una foresta di simbologia e storie, dai fili intrecciati e interconnessi, curata fin nei più minimi dettagli.

La costruzione sia per quanto riguarda i luoghi, ma, ancor di più, dei personaggi è minuziosa: mentre leggevo pensavo che tutto ciò che stava accadendo potesse benissimo capitare anche a me, un giorno.
I personaggi della Morgestern sono sempre "reali", non importa quanto possano sembrare assurdi: l'autrice infonde in loro un'anima pura e unica, che li rende perfettamente umani.

Ho amato questo libro e non penso di sbilanciarmi col dire che questo sia uno dei migliori letti almeno negli ultimi 5 anni.

Se volete sognare ad occhi aperti (e non è assolutamente un luogo comune), amate le storie suggestive e trascinanti e volete immergervi nella leggenda questo è esattamente il libro che state cercando.
Fidatevi, non ve ne pentirete!

#ParolaDiCurly : "Echi in tempesta" 4.5/5

Eccoci tornati!
Nuovo feed su instagram, nuovi pensieri sul blog.
Ogni tanto sento il bisogno di cambiare qualcosa, ma aspetto sempre il momento giusto per farlo.
Credo che ci sia sempre un attimo, un momento giusto per qualsiasi cosa. E i cambiamenti meritano un loro attimo speciale.
Quindi direi di inaugurare questa nuova "rubrica" con l'hashtag #paroladicurly, sotto il quale potrete trovare tutti i pensieri su libri, serie, film e chi più ne ha più ne metta.

Il primo libro che fa da spartiacque è stata una recentissima uscita Edizioni e/o: è sbarcato nelle librerie il 1 Luglio e l'hype intorno a quest'uscita si poteva tagliare col coltello.
Sto parlando del capitolo finale della saga dell'Attraversaspecchi "Echi in tempesta" di
Christelle Dabos.
Io personalmente ero in super hype per l'uscita di questo libro, avendolo preordinato a Maggio aspettavo il corriere come si aspetta la pioggia nel deserto, per farvi capire.

Inutile dire che questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine per tutto il tempo, con l'ansia (che mi accompagna dal terzo volume) di sapere cosa sarebbe successo e la sensazione di non arrivare a capire fino in fondo cosa stesse accadendo.
E' una scelta imprescindibile: questo libro o lo si ama (nonostante buchi di trama e difetti) o lo si odia dal più profondo del cuore. Non ci sono posizioni intermedie.

Dal mio punto di vista, questo volume e, per estensione, l'intera saga, occuperanno sempre un posticino speciale nel mio cuore. Anche un po' di più.
Dopo aver finito il libro mi ci è voluto un po' per razionalizzare e scrivere qualcosa di sensato, più che altro per spiegarvi le mie sensazioni (cosa assolutamente non facile) e invitarvi a leggere questa saga meravigliosa.

In questo ultimo volume l'universo creato dalla Dabos si espande, seppur leggermente, matura e cambia.
Vediamo nuovi luoghi, delineati fin nei minimi particolari, da una fantasia senza precedenti, una vena creativa che ho avuto la fortuna di riscontrar, purtroppo, in pochi altri autori.
Viene fatta chiarezza su alcuni tratti caratteristici di Babel e vengono regalate al lettore nuove informazioni e minuzie su quest'Arca multietnica (a volte forse troppe, trattandosi di un volume conclusivo).

I personaggi crescono e maturano.
La nostra piccola Ofelia, che non è più tanto "piccola", si trova a fronteggiare nuove insidie e scoperchiare un vaso di Pandora che potrebbe essere il più pericoloso mai affrontato fino ad ora. Diventa una scopritrice di misteri e, finalmente, darà un senso a tutto ciò che succede nel proprio mondo.
All'inizio della saga forse vi avrei detto che Ofelia era uno di quei personaggi che odiavo di più: maldestra, incapace di prendere una decisione, trasportata dal flusso degli eventi e piegata alla volontà di chiunque altro.

Credo che il personaggio di Ofelia, insieme a Thorn, sia uno di quelli che è maturato maggiormente nell'arco dei quattro libri della saga e questo va a riconfermare la bravura dell'autrice nel delineare personaggi realistici, con una crescita organica.
Soprattutto negli ultimi due, l'Ofelia che conoscevo ha lasciato il posto ad una ragazza intrepida ed intraprendente, impavida e tenace (anche se quest'ultimo aggettivo non è con la i ).
Anche Thorn è cambiato e maturato nel corso della saga: l'arcigno orso del Polo si riscopre negli ultimi due capitoli della saga: uno dei punti che mi è piaciuto maggiormente all'interno dell'ultimo libro, ho letto questa parte con le lacrime agli occhi e i brividi.

Ofelia e Thor rientrano sicuramente nelle mie coppie letterarie preferite. Anche un po' di più.

Quest'ultimo volume credo sia stata una degna conclusione per una delle mie saghe del cuore: nonostante i buchi di trama e gli spiegoni alla SuperQuark, che devo dire non mi sono pesati più di tanto, "Echi in tempesta" non avrebbe potuto avere un altro finale che questo.

Sul web spesso sento venir fuori la domanda "dici che la Dabos scriverà altri libri della saga?"
Risposta: secondo me no e, per di più, a mio parere non dovrebbe farlo.
Dopo aver finito il libro non senti la necessità di averne ancora, non avverti dentro di te quella fame che di solito si sente quando non si è pienamente soddisfatti: sei sazio, consapevole che questo finale, nonostante tutto, è perfetto così com'è.

L'Attraversaspecchi merita la possibilità di essere letto e amato, esattamente come l'ho amato io.
Se non vi sentite pronti aspettate il momento giusto: dopotutto ogni cosa deve avere il suo attimo perfetto.
Se vi sentite pronti e curiosi non aspettate un momento di più: Ofelia e Thorn vi aspettano dietro uno specchio.



Una nuova canzone suona sul campo di battaglia.

  Amo la mitologia, da sempre. Ho avuto la fortuna di avere una nonna magica che mi raccontava storie di dei ed eroi, al posto delle solite ...